31 dicembre 2009

A confronto sui “Bambini soldato”

Incontro a Ravascletto con John Baptist Onama

Convegno pubblico promosso da “Amnesty international”,
sabato 2 gennaio alle 17.30

Secondo l’Unicef, nei conflitti che insanguinano ancor
oggi decine di Paesi del mondo, sono impiegati mezzo milione
di “Bambini soldato”; di essi un terzo sono bambine.
“Amnesty international” ha individuato 9 Paesi i cui
governi hanno utilizzato “Bambini soldato” fra
l’aprile del 2004 e l’ottobre del 2007. Si va dal Chad
alla Repubblica democratica del Congo, da Israele al
Myanmar, dalla Somalia al Sudan e al Sudan del Sud,
dall’Uganda allo Yemen. Ma risulta pure che anche la Gran
Bretagna, in Iraq, abbia schierato ed esposto alle
ostilità ragazzi al di sotto dei 18 anni.
Su questa drammatica situazione, sabato 2 gennaio, porterà
a Ravascletto la propria testimonianza il professor John
Baptist Onama. Alle 17.30, interverrà ad un incontro
pubblico presso la sala comunale adiacente alla vecchia
seggiovia (in località Valcalda, vicino agli impianti di
risalita), promosso dal gruppo locale che sostiene
“Amnesty” e le sue campagne per la difesa dei diritti
umani e la liberazione dei detenuti per motivi d’opinione.
Il convegno, intitolato “L’infanzia negata”, sarà
introdotto da Giuliano Prandini di Trieste, delegato
“Amnesty” per i Paesi dell’Europa orientale.
John Baptist Onama, docente di Europrogettazione presso
l’Università di Padova (città in cui vive da quasi
vent’anni), è originario dell’Uganda ed in gioventù,
negli anni Ottanta, ha vissuto sulla propria pelle la
terribile esperienza di “Bambino soldato”.
I bambini non si ribellano – ricorda spesso il docente
universitario ugandese –, ma soprattutto i bambini si
fidelizzano, quando vengono recisi tutti i contatti con le
famiglie d’origine, e vivono l’esercito come una sorta
di “famiglia adottiva”».
Per denunciare il dramma dell’infanzia negata, John
Baptist Onama partecipa spesso ad incontri come quello
promosso a Ravascletto e collabora con “Amnesty
International” e “Save the Children” che, insieme ad
altri organismi, hanno dato vita alla coalizione
internazionale “Stop Using Child Soldiers”, che in
Italia opera con il nome “Stop all’uso dei bambini
soldato”.

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