25 marzo 2010

Esce “L’inverno dell’alveare” di Devis Bellucci, (A&B Editrice)


Dopo aver esordito col romanzo “La memoria al di là del mare” (Giraldi Editore), l’autore modenese Devis Bellucci torna in questi giorni in libreria con “L’inverno dell’alveare” (A&B Editrice), una favola suggestiva, scritta con delicatezza e poesia. Le pagine ci raccontano la lotta contro il tempo di una giovane ape, di professione esploratrice, che scopre di non poter superare l’inverno, come tutte le api della sua specie. Incapace di arrendersi ad un simile destino, prospettatole come un dogma, si butta in una disperata quanto comica ricerca volta a comprendere quale sia la natura dell’inverno e come costruire una casa nuova, che l’inverno non porti via. Emblematico l’incontro con la cavalletta, che la mette in guardia nei confronti dell’inverno “dentro”, dell’inverno del cuore, ben più temibile di quello del mondo, che ha sempre una sua primavera. Si tratta di un’opera ricca di metafore, tessuta dall’autore con un linguaggio semplice e allo stesso tempo prezioso. L’inverno stesso viene dipinto come una fase misteriosa, il momento per coltivare in silenzio i propri desideri, per proteggere la vita e guardarla scorrere dove non si vede, per cercare nell’uniformità l’incanto del colore. Nell’insieme è grande inno al valore del confronto con gli altri, coi “diversi”, confronto che in questo caso ha addirittura valore salvifico. In tal senso, si legge: “Qui sorgerà il forte che ci salverà dall’inverno. Ho scoperto che l’alveare non è abbastanza solido per proteggerci. Nessuna di noi conosce l’inverno perché nessuna l’ha mai superato. Tutto quello che so l’ho imparato dagli altri, non dalle api. Per questo, adatteremo le loro scoperte ai nostri bisogni. Per questo, accanto al forte, faremo un monumento agli altri. Se ci salveremo sarà solo merito loro”. 


L’autore

Devis Bellucci è nato a Vignola nel 1977. Ha studiato fisica all’Università di Modena e Reggio Emilia, dove si è laureato e ha conseguito il Dottorato di Ricerca. Viaggiatore on the road, ha partecipato a campi di volontariato in diversi paesi, tra cui l’Albania, l’India e il Brasile. Appassionato di fotografia, ha raccolto i suoi lavori secondo due percorsi, “Il colore della terra – Impressioni di viaggio” e “Il colore delle stelle – Le strade del pensiero” in parte pubblicata on_line. A fine 2007 è uscito “La memoria al di là del mare” (Giraldi Editore), il suo primo romanzo. Attualmente è assegnista di Ricerca presso il Dipartimento d’Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dove si occupa di biomateriali.

www.devisbellucci.it
autore@devisbellucci.it



Frammenti


«Adesso ascoltami bene, perché sto per spiegarti la nostra specie. Noi siamo le api azzurre dell'albero. Le api della nostra specie si dividono in operaie, nutrici, esploratrici e sentinelle. Tu, piccola mia, sei un'esploratrice. Se tutti fanno la propria parte l'alveare vive, altrimenti l'alveare va in rovina. Questo è il segreto della nostra esistenza e dell’esistenza di tutte le creature del mondo. La vita è molto ordinata. La vita non vola dove crede. È tutto chiaro, piccolina?».
«No» rispose lei abbracciando il suo paracadute.
«Benissimo. Nulla di ciò che deve ripetersi è mai chiaro all’inizio di una storia. La cosa più importante è non perdere tempo. Mentre perdi tempo l'inverno si avvicina».
«E che cosa succede quando arriva l'inverno?» chiese la piccola esploratrice tutta impaurita.
«Non lo so. Noi api non superiamo l’inverno. Per questo dimentica la domanda che mi hai fatto».


«Parlami dell’inverno» disse la piccola esploratrice ad una spiga di grano.
«L’inverno è il tempo dei desideri. In quei giorni io sono ben nascosta. Sono minuscola come il più invisibile dei miei chicchi. Sono solo il desiderio di una spiga. Il papavero è il desiderio di diventare un bel fiore rosso. Migliaia di fili d’erba non sono che la speranza di salire alla luce. Tutto è nascosto perché ogni desiderio prenda la propria forma. C’è quello che vedi e anche di più, solo che è troppo fragile e deve essere protetto. Accade dunque che in autunno terra, cielo e acqua mettono da parte i propri desideri. Accade che in inverno li proteggono perché sopravvivano. Se non si coltivano i desideri, la vita non ritorna. È impossibile superare l’inverno senza proteggere i propri desideri».


«Qui sorgerà il forte che ci salverà dall’inverno» disse Primavera alle api che erano venute ad ascoltarla. «Ho scoperto che l’alveare non è abbastanza solido per proteggerci dall’inverno. L’inverno è complicato. L’inverno è molto pericoloso. Soprattutto, nessuna di noi conosce l’inverno perché nessuna l’hai mai superato. Tutto quello che so dell’inverno l’ho imparato dagli altri, non dalle api. Cercheremo di adattare le scoperte degli altri ai nostri bisogni, poi faremo anche un monumento agli altri, perché se ci salveremo sarà merito loro. Ci sono domande?».
«Come si fa adattare le scoperte degli altri ai nostri bisogni?» chiese un’ape.
«Non lo so. Ci sono altre domande?» rispose Primavera.
«Sei sicura che l’alveare non potrebbe proteggerci dall’inverno?» chiese un’altra ape.
«Non lo so. Forse sì. Forse il forte sarà inutile e faremmo tutti meglio a stare dove già viviamo. Ci sono altre domande?» rispose Primavera.
«Come facciamo a lavorare per il forte e anche per l’alveare?» chiese un’altra ape.
«Non ne ho la minima idea. Altre domande?» rispose Primavera.
Le api si guardarono fra loro. Poi una chiese:
«Da che cosa iniziamo per costruire il forte?»
E la piccola Primavera rispose, tranquilla:
«Dalle domande».

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