14 dicembre 2010

L'EMIGRAZIONE DALLO SPILIMBERGHESE

Sabato 18 dicembre, alle 18, sarà inaugurata la mostra Fotografia, memoria, identità nell'emigrazione dallo Spilimberghese.Alla cerimonia,nella Corte Europa a Spilimbergo,interverranno: Il Presidente della Giunta regionale Renzo Tondo, l'Assessore regionale Elio De Anna, il Sindaco di Spilimbergo e Presidente del Craf Renzo Francesconi,il Presidente EFASCE Gina Fasan e il curatore della mostra e coordinatore CRAF, Walter Liva. La rassegna resterà aperta fino al 16 gennaio 2011 con i seguenti orari: giovedì-venerdì dalle 16.00 alle 19.30, sabato-domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30, chiuso il 25 e 31 dicembre, 6 gennaio; sabato 1 gennaio aperto dalle 16.00 alle 19.00.Ingresso libero.
La mostra presenta la storia dell’emigrazione dello spilimberghese, da fine Ottocento sino agli anni ’50 del Novecento, circoscrivendo l’epopea all’intervello cronologico più significativo del fenomeno.
Per i friulani, almeno fino agli anni Trenta del Novecento, le destinazioni principali furono le Americhe e, in minor misura, l’Australia, dove oggi la popolazione italiana è la seconda per numero, dopo l’inglese.
In Sudamerica i friulani trovarono occupazione nel settore dell’agricoltura e fondarono nel 1878 città come Colonia Caroya, Resistencia e Avellaneda, mentre in Europa lavorarono principalmente come stagionali nell’edilizia, terrazzo, costruzioni e mosaici, in grandi lavori come le ferrovie per l’Austria (si ricorda al riguardo l’opera del Conte Giacomo Ceconi) o la Transiberiana in Russia.
Numerosi mosaicisti, terrazzieri e decoratori, provenienti da Sequals hanno lasciato traccia della loro abilità a Parigi, Vienna, San Pietroburgo, Budapest e ancora in molte altre città.
Giandomenico Facchina fu il primo di una serie di dinastie di mosaicisti che si affermarono in Europa e nel mondo. Tra questi Andrea Avon, originario di Solimbergo, che successivamente al soggiorno parigino divenne anche il primo insegnante di Tecnica del mosaico della Scuola sorta nel frattempo a Spilimbergo, o Pietro Pellarin che si trasferì a Detroit negli Stati Uniti, forte del bagaglio appreso alle dipendenze del Facchina. Numerose furono le famiglie di mosaicisti capaci di costruire solide imprese in Europa, con conseguente rapida germinazione di nuovi ateliers fondati da ex operai: i legami con la terra d’origine rimasero forti per artigiani come Francesco Mora, autore nel 1883 del restauro del pavimento di Alcesti e Admeto a Nîmes, alle cui dipendenze lavorarono oltre 100 addetti, o Pier Antonio Cristofoli che nel 1850 avviò un’importante impresa in Francia, sempre in ambito francese i D’Agostin, i Bernardin a Liegi e Pietro Mazzioli a Londra.
I fratelli Vincenzo e Isidoro Odorico lavorarono a San Pietroburgo e al Cremlino, quindi a Copenaghen dove furono impegnati, a fine secolo, nella decorazione della grande fabbrica di birra Carlsberg di Jacob Christian Jacobsen. Sempre in Danimarca, chiamato da Vincenzo Odorico, iniziò la sua attività Andrea Carnera, che lavorò poi nei paesi nordici.
Giovanni Battista Melocco fu l’iniziatore della saga familiare proseguita dai figli Leonardo e Pietro che, partiti a loro volta come scalpellini, diedero vita a Budapest a un'impresa di costruzioni, operando in tutta l’area dell’Impero Asburgico, da Novi Sad a Praga. Uno dei discendenti, Attilio Melocco, divenne Presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Lestans dal 1924 al 1945.
In America, i mosaicisti e terrazzieri friulani crearono nel 1888 la Mosaic and Terrazzo Workers’ Association of New York & Vicinity e nel 1892, con la direzione di Luigi Pasquali che aveva imparato il mestiere di terrazziere e mosaicista a Venezia, crearono a Philadelphia la Italian Marble and Mosaic Workers Company , una delle più importanti aziende di terrazzo, piastrelle mosaico, sorta negli Stati Uniti. Il medunese Luigi Del Bianco, invece, fu capo degli scalpellini che realizzarono sul Monte Rushmore nel Dakota i ritratti di quattro Presidenti degli Stati Uniti.
Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) insieme alla madre Assunta Mondini, discendente della famiglia spilimberghese Miniscalco, arrivò invece negli Stati Uniti nel 1920. Per Tina si aprì subito una prospettiva di impegno artistico e di militanza politica.
A sedici anni Primo Carnera dovette emigrare in Francia, dove trovò lavoro come boscaiolo e iniziò allora una carriera che ne fece l’emblema di tutti i friulani emigrati.Piace anche considerare il nome Spilimbergo, di indiscutibile origine e provenienza friulana, per ciò che ha rappresentato nella storia dell’arte del ’900 in Argentina con Lino Enea Spilimbergo, figlio di Antonio Enea Spilimbergo e Maria Giacobini, e considerato tra i più importanti pittori del ’900 in Argentina e Sudamerica.
Nella mostra sono rappresentati gruppi di lavoratori, personalità, famiglie dell’area che da San Giorgio della Richinvelda e Spilimbergo si estende poi alla Val Tramontina, Val Cosa e Val d’Arzino.  

Fotografia,memoria e identità – nell’emigrazione dallo spilimberghese, a cura di Walter Liva, è un progetto espositivo-editoriale realizzato dal CRAF in collaborazione con l’EFASCE e la Presidenza della Giunta Regionale del FVG.

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