11 gennaio 2011

DONA FLOR AL "GIOVANNI DA UDINE"

UDINE – Grande attesa, al Teatro Nuovo, per l’arrivo della bellissima Caterina Murino con Dona Flor e i suoi due mariti, in scena (grazie anche al sostegno della Banca Popolare di Cividale) da mercoledì 12 a sabato 15 gennaio alle 20.45 per la regia di Emanuela Giordano. «Un’esilarante e struggente metafora dei nostri desideri più segreti»: così la stessa Giordano introduce lo spettacolo, fedele alla forza visionaria e all’incandescente ilarità del capolavoro di Jorge Amado.
Ricordiamo che venerdì 14 gennaio alle 17.30, in foyer, si terrà una lezione dimostrativa di cucina e cultura bahiane con la cuoca Carla Chagas e il chitarrista Binho Carvalho. L’appuntamento, presentato da Ada Regina Freire, è realizzato in collaborazione con l’Associazione culturale “Raizes do Brasil” (prenotazione obbligatoria al numero 0432.248450, dalle 9.00 alle 13.00, o via mail all’indirizzo marketing@teatroudine.it).
Una dolce fanciulla, grande maestra di cucina, si sposa con uno sciupafemmine (bohèmien, giocatore, alcolista). Alla morte del mascalzone, dopo un anno di sofferta vedovanza, si risposa con un farmacista (mite, religioso, conservatore). Tutto scorre placidamente, forse troppo, e lo spirito tumultuoso del primo marito decide di fare ritorno…
Scritto a Salvador da Bahia nella seconda metà del 1965, Dona Flor e i suoi due mariti fu lanciato l’anno successivo in 75.000 copie che andarono subito esaurite (oggi ha superato le 50 edizioni in Brasile e le 30 traduzioni in altrettanti Paesi del mondo). Un successo che si ingigantì nel 1976 con il film di Bruno Barreto nel quale Sonia Braga mandò in tilt il botteghino, facendo impazzire 10 milioni di spettatori con il più grande boom cinematografico della storia del Brasile.
Questa marcia trionfale, secondo l’antropologo Roberto Da Matta, fu dovuta all’abilità con cui Amado seppe trasformare l’ambiguità del triangolo amoroso e il punto di vista femminile in valori: «L’innocenza del personaggio e la sua indole buona sdoganavano per sempre Flor da ogni sfacciataggine e trasformavano la sua indecisione, e infine la sua scelta, in semplice diritto alla felicità».
E ora, per chiudere, lasciamo la parola allo stesso Amado: «Inutile dire che ho sempre avuto una grande ammirazione per le donne. Sono per natura molto più forti dei maschi. Proprio per questo si è voluto considerarle inferiori. Scegliendo di parlare per chi non ha voce, mi è sembrato naturale metterle al centro dei miei romanzi e sottolineare, attraverso il carattere forte delle mie eroine, l’invincibile forza del sesso debole».

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