20 gennaio 2011

LA POESIA DELL'AGO E DEL FILO

“Ago che trapunge, filo che cuce” è il titolo dell’originale performance teatrale dedicata al mondo della sartoria, tra tessuti, forbici e macchine da cucire, in programma nello show room AlbertoCarlo Teatro Studio di via Fontanazze 1 a Pordenone, domenica 23 dicembre alle 17, con ingresso libero.
Tra gli incanti dei quadri di Giovanni Cesca, che espone fino al 30 gennaio “Gli oggetti della sartoria” e le suggestioni dell’istallazione di abiti, stoffe e macchine da cucire antiche e nuove a ricordare l’antica sartoria della famiglia Varnier, il nonno setaiolo e la nuova realtà del giovane stilista Alberto Carlo, si inserisce la forza evocativa della poesia. L’evento, a cura di Roberto Costella già curatore della mostra, vedrà l’attrice Arianna Capiotto (prima foto) interpretare i versi scelti dal poeta trevigiano Giampietro Fattorello: poesie di Giorgio Caproni dedicate alla madre sarta e poesie dello stesso Fattorello, tratte dalle raccolte “Il bandolo della matassa” (inedita) e “Il morso del tempo” (pubblicata nel dicembre 2010) dedicate alla memoria della madre, anch’essa sarta.

L’incontro si arricchisce dunque di preziose corrispondenze: l’ordito delle parole rispecchia le trame di tessuti, la sublimazione poetica accompagna l’eleganza degli abiti e la leggerezza dei disegni, il presente si richiama al passato, per dare eloquenza alla memoria affettiva.
La performance culturale tramuta in rito, evocando gli antenati, eleggendo la parola a medium primario, completata dalle atmosfere avvolgenti e rarefatti della colonna sonora.
Sul tema del mondo sartoriale il poeta trevigiano Giampietro Fattorello ha scelto poesie di Giorgio Caproni dedicate alla madre sarta Anna Picchi, insieme ad altre tratte dalle sue raccolte Il bandolo della matassa e Il morso del tempo dedicate alla memoria della madre Rita, come quella di Caproni, sarta.
Le poesie, una decina circa, interpretate dalla voce recitante di Arianna Capiotto intervallati da inserti musicali, sono il motivo centrale di una performance che ha come presenze ideali ed evocative sia i disegni di Cesca che gli abiti, i manichini e le macchine da cucire esposte nella stessa mostra.
Un programma culturale in forma teatrale nel mondo della sartoria, tra tessuti, forbici e macchine da cucire.

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