7 marzo 2011

DOPO I CARRI, IL VEGLIONCINO DEI BIMBI

Dopo la sfilata dei carri, arriva, per il Carnevale del Comune di Pordenone, il veglioncino per i bambini. Martedì grasso, 8 marzo, infatti, piazza XX Settembre si trasforma in una grande ludoteca, dove bambini e famiglie in maschera possono giocare e divertirsi in libertà con l’intera piazza a propria disposizione. A partire dalle 14.30 cominceranno il laboratorio creativo di Julia Artico, che insegna a realizzare fantastici giochi con materiai di recupero o riciclo e anche le animazioni a cura dell’Oratorio Don Bosco, con tanti bei giochi da fare tutti assieme. Inoltre non potranno amare gli amatissimi giochi gonfiabili, crostoli e una cascata di coriandoli.
La sera, alle 20.45, il Teatro Comunale Giuseppe Verdi, ospiterà una vera e proprio perla: la messa in scena in prima assoluta da parte del Gruppo Teatro Pordenone “Luciano Rocco” e dell’associazione Puntoeacapo e de “La vecchia corbellata” una commedia settecentesca in tre atti del nobiluomo pordenonese Spelladi, preziosissima testimonianza delle lingue in uso a Pordenone all’epoca: friulano per il popolo, in campagna, ma anche in città, veneto per i ceti alti, nobili o borghesi. Un vero e proprio affresco non solo di un delicato periodo di trasformazione linguistica, legata ad eventi sociopolitici ma anche della vita quotidiana della città nel 1700, con i suoi usi e i suoi costumi. “Il morto per equivoco o sia La vecchia corbellata” commedia patriottica in vernacolo pordenonese fu pubblicata nel 1972 dalla Società Filologica Friulana, su iniziativa di Maurizio Lucchetta, pubblicò scritta dal nobiluomo pordenonese Giuseppe Spelladi nella seconda metà del ’700, proprio per l’unicità del testo, che costituisce un esempio unico di commedia teatrale scritta da un pordenonese, ambientata in città e nella parlata della Pordenone di allora, in cui ritroviamo vocaboli ed espressioni tuttora in uso accanto ad altre completamente scomparse nel lessico attuale. Molti studi sono stati fatti sulla commedia (come la recente pubblicazione curata dal Prof. Sartor-Ceciliot per la ProPordenone) appunto per le sue valenze linguistico-filologiche, ma anche storiche: vi vengono infatti citati luoghi fisici (la porta della Bossina, la Contrada Maggiore) e descritta, con dovizia di particolari, la struttura sociale, economica e culturale della città; abbondano i riferimenti ai commerci fluviali, al rapporto tra nobili, commercianti e contadini, ai costumi e alle abitudini “festaiole”. Il tutto inserito in una trama “goldoniana”, tipica degli spettacoli che venivano rappresentati normalmente nei circoli dell’aristocrazia cittadina dell’epoca, sicuramente influenzata anche dalla cultura veneziana, di cui erano rappresentanti di spicco i fratelli Carlo e Gasparo Gozzi che soggiornavano per lunghi periodi nella vicina villa di Visinale di Pasiano. In quella pubblicazione del 1972 Lucchetta si augurava che qualche Compagnia Amatoriale allestisse lo spettacolo, così come avevano fatto i nobili di allora che si riunivano sotto la loggia dell’attuale Municipio. Purtroppo quell’auspicio, nonostante alcuni tentativi, fino ad oggi non ha avuto seguito.
Oggi, forte dell’esperienza maturata in oltre trentacinque anni di attività, il Gruppo Teatro Pordenone Luciano Rocco, in collaborazione con la Compagnia Teatrale Punto e… a Capo, con la regia di Ferruccio Merisi, costumi e scenografie da un’idea di Giulio De Vita ( i cui bozzetti sono in mostra nel foyer del teatro) ha voluto riprendere le fila del discorso interrotto e tener fede a quel debito contratto con il passato. L’ingresso è libero.

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