21 aprile 2011

GIAPPONE: TERREMOTO ANCHE NEL MONDO DELL'AUTO

L'ultimo numero del mensile Quattroruote (Editoriale Domus) si occupa diffusamente del terremoto in Giappone e sulle sue conseguenze per il mondo dell'auto. Non solo Toyota, ma la maggior parte dei costruttori automobilistici (fra gli altri Ford, General Motors, Honda e Peugeot-Citroen) ha già ridotto o interrotto la produzione di alcuni impianti per “risparmiare” i pezzi più rari provenienti dagli stabilimenti distrutti o evacuati. Sette gli impianti fermi in Giappone per Renault - Nissan. Un denominatore comune per tutti i costruttori era la Merck unica azienda - con un unico impianto situato nella prefettura di Fukushima – capace di regalare alle vetture l’effetto perlato tipico di alcune vernici. Fabbrica evacuata, scorte di pigmento Xirallic finite e una previsione di quattro-otto settimane per rimettere in attività la catena produttiva se e quando verrà riaperto il sito. Al di là delle vernici, si stima che per carenza di componenti di qui a luglio verranno prodotte 1,5 milioni di auto in meno in Giappone e 3,5 milioni in tutto il mondo.
L’inevitabile battuta d’arresto nel ricorso all’energia nucleare, a seguito del disastro di Fukushima, potrebbe avere ripercussioni negative anche sul futuro dell’auto elettrica. Lo sostiene il mensile in un altro servizio, sottolineando come l’eventuale rinuncia al nucleare implichi una minor disponibilità di energia a basso costo nelle ore notturne: quelle prevedibilmente più utilizzate per la ricarica delle vetture elettriche. Inoltre, se venisse a mancare l’elettricità prodotta dall’atomo (fra le poche fonti che non liberano anidride carbonica nell’atmosfera) il bilancio complessivo delle emissioni di CO2 legate all’utilizzo delle auto elettriche finirebbe per avvicinarsi sensibilmente a quello delle vetture convenzionali, e soprattutto a quello delle ibride. Di conseguenza verrebbe quanto meno ridimensionato uno dei vantaggi sostanziali delle elettriche, visto che ben difficilmente la quantità di energia elettrica di origine nucleare potrà essere rimpiazzata in tempi brevi da altre sorgenti “a emissioni zero”.

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