18 luglio 2011

L'EPOPEA DEI "BARCARI"

Martedì 19 luglio l’Estate in Città del Comune di Pordenone comincia con i sorrisi dell’opera buffa e termina a notte fonda con i brividi dell’horror. Alle 16 l’incontro in Biblioteca Civica (Saletta Conferenze) è dedicato a “La bella Hélène” di Offenbach, proiettata in dvd e presentata da Roberto Cozzarin. Alle 17, il Museo d’arte apre le sue porte con un laboratori per tutti alla scoperta dei segni e delle testimonianze e lasciate dalla famiglia Ricchieri, proprietaria del palazzo e delle collezioni che vi hanno trovato ospitalità.
Alle 21 nel Convento di San Francesco comincia l’evento clou del festival Filmmaker al chiostro: la Notte horror, serata speciale di proiezioni a ingresso libero dedicata al cinema di genere in cui protagonisti saranno i cortometraggi realizzati da giovani e promettenti registi provenienti da tutta Italia e dall’Europa. Un appuntamento da brivido che vedrà la presenza di un ospite d’eccezione: Gabriele Albanesi, regista e produttore cult della scena horror italiana. Classe 1978, Albanesi è a tutti gli effetti l’enfant-terrible del cinema di genere italiano. Grazie al suo primo lungometraggio, lo splatter “Il bosco fuori” (2006) ha attraversato gli oceani con un grande successo di vendite in Giappone e conquistando la Ghost House Underground del regista Sam Raimi, che in associazione con LionsGate, ha distribuito negli USA la pellicola. La stessa pellicola in grado di guadagnarsi, nel 2008, un posto al sole nella top ten dei migliori film horror dell’anno redatta dalla rivista statunitense BloodyDisgusting. Il film si è avvalso degli effetti speciali creati da Sergio Stivaletti, tanto efferati da valere al film il divieto ai minori di 18 anni. L'intenzione del regista era quella di rilanciare il cinema horror italiano riferendosi ai film "estremi" di inizio anni '70, con uno stile non politicamente corretto e non appiattito sul concetto di "televisionabilità”. E’ del 2011 il suo nuovo lavoro, “Ubaldo Terzani Horror Show”, un thriller/horror sul tema della creazione letteraria, connotato da forti componenti oniriche e visionarie.
La Notte Horror darà poi spazio alle opere degli aspiranti registi in concorso nella sezione corti horror. In programma la proiezione di: “A joke of too much” del 25enne Francesco Picone, un corto in stile GrindHouse; “Bloody toner”, del giovane regista sacilese Francesco Roder. “Darkness within” del regista di origini leccesi ma ormai londinese d’adozione James Kendall, presentato in importanti Festival a Berlino e Londra; “Anatomy” del milanese Vincenzo Pandolfi, agghiacciante corto sull’ “anatomia dell’odio”, presentato in importanti Festival horror a Madrid (Semana del Horror 2010) e Tulsa, Oklahoma (Underground Horror Fest 2010); “Durante la morte” di Davide Scovazzo, romantica storia sulla putrefazione; “Betania”, viaggio nel mondo dei morti di Andrea Giornaro, vincitore per la migliore attrice al SouthAfrica Horror e nomination migliori effetti speciali al Maverick Movie Award; “Scusa amore” del goriziano Ichi (Federico Scargiali), corto girato utilizzando un telefonino; “Juan con Miedo” del giovanissimo regista spagnolo Daniel Romero. Il Premio al miglior cortometraggio horror verrà assegnato dal pubblico.
Per la seconda serata di Fresco Teatro a cura di EtaBeta Teatro alle 21.15 nel parco di San Valentino va in scena la Ballata del Barcaro per la regia di Roberto Cuppone (che firma anche il testo) con Gigi Mardegan, che rievoca l’epopea dei barcàri, antica e gloriosa nel Veneto serenissimo dei quattrocento canali, ma che finisce improvvisamente negli anni Sessanta col benessere e con le prime autostrade; e le vite degli ultimi traghettatori – dure, romantiche e un po’ zingaresche - si fanno leggenda popolare. Siamo nel 1964. In riva al Sile, Ugo, l’ultimo barcàro, ha ormeggiato la propria barca in attesa di un vento nuovo. I suoi ricordi, agli occhi del giovane mozzo Napoli, diventano quadri di una ballata, che si snodano in un racconto comico e denso di emozione. Così, anche senza volere, la vita di Ugo si fa spettacolo, la sua barca un palcoscenico galleggiante, la sua vela un fantastico fondale e insieme una bandiera. E Ugo si dimostra essere un grande cantastorie, perché il vento nuovo, quello che ancora e sempre gonfia la sua vela, è quello delle emozioni di chi lo vede passare dalla riva. Cosa ci stiamo perdendo? Cosa sta scorrendo via con l'acqua dei fiumi? Forse le parole antiche, capaci ancora di andare da sponda a sponda; forse l'idea di radici come scelta e non come destino. Uno spettacolo ricco di emozioni e nostalgia per un mondo che non è più, ma merita un posto nella storia e nella memoria. Ingresso libero, in caso di maltempo si va all’auditorium Concordia.

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